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Andrea Baldo

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"Spesso la musica mi porta via come fa il mare....
Sotto una volta di bruma o in un vasto etere metto vela verso la mia pallida stella." (C.Baudelaire)
April 11

Procida (Apr 2009) - Settimana Santa

 
October 17

Charles Bukowski – "Un trucco per alleviare il vostro sanguinare"

In pratica
le grandi parole dei grandi uomini
non sono poi così grandi.

E le grandi nazioni o le grandi bellezze
non lasciano altro che il residuo
della reputazione che sarà lentamente
rosicchiato via.

Né le grandi guerre sembrano così grandi,
né le grandi poesie
né le leggende di prima mano.

Persino i lutti
ora sono così tristi,
e il fallimento non è stato altro che un
trucco
per farci continuare.

E la celebrità e l'amore
un trucco per alleviare il nostro sanguinare.

E come il fuoco diventa cenere e l'acciaio
diventa ruggine, noi diventiamo
saggi
e poi
non così saggi.

E sediamo su sedie
leggendo vecchie mappe,
guerre finite, amori finiti, vite finite,
e un bambino gioca davanti a noi come una scimmia
e noi diamo un colpetto alla pipa e sbadigliamo,
chiudiamo gli occhi e dormiamo.

Belle parole
come belle signore,
si accartocciano e muoiono.

April 18

Beppe Grillo

  
February 02

Fai ciò che ami fare: la vita è troppo corta per qualsiasi altra cosa...

Discorso fatto da Steve Jobs, fondatore dell'Apple computer e presidente dello studio di animazione Pixar, ai 5.000 laureandi dell'Università di Stanford nel giugno del 2005.

  

Sono onorato d'essere con voi oggi, in una delle Università più rinomate del mondo. A dire la verità, quest'occasione mi porta il più vicino che mi sia mai capitato d'essere alla laurea, dato che non mi sono mai neanche diplomato...

All'età di 17 anni, ho letto un proverbio che diceva più o meno: "Se vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente un giorno avrai ragione".
Il detto mi colpì, e per i successivi 33 anni, ogni mattina, come mi guardo allo specchio mi chiedo: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che farò oggi?" E, se la risposta è "No" per troppi giorni di fila, so che devo cambiare qualcosa.

Ricordare a me stesso che presto non ci sarò più è lo strumento più importante che abbia mai trovato per aiutarmi a fare le grandi scelte della mia vita.
Perché quasi ogni cosa - tutte le aspettative esterne, tutto l'orgoglio, tutte le paure di non farcela o di essere ridicolizzato - tutte queste cose scompaiono di fronte alla morte, lasciando spazio solo a ciò che è veramente importante.

Ricordarmi che un giorno dobbiamo morire è il mio miglior modo d'evitare la trappola mentale di pensare che ho qualcosa da perdere. Sei già nudo.
Non ci sono ragioni per non seguire il tuo cuore.

A volte la vita ti colpisce nella testa con un mattone, ma la cosa importante è non perdere la fede.
Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro.
Ho fatto una risonanza alle 7.30 del mattino; mostrava chiaramente un tumore al pancreas.
Non sapevo neanche cosa fosse il pancreas.
Il dottore mi disse che questo quasi certamente era un tipo di cancro incurabile, e che avevo un'aspettativa di vita tra i tre e i sei mesi.

Il medico mi consigliò d'andare a casa e di mettere le cose in ordine; un gergo medico che in realtà diceva di prepararmi a morire. Il che significa che avrei dovuto cercare di dire ai miei figli quelle cose che normalmente si dicono in dieci anni, ed esprimerle in pochi mesi.
Significa che avrei dovuto avere tutto abbottonato il più possibile, così da rendere la transizione facile per la mia famiglia. Significa che dovevo dare i miei addii.

Ho vissuto con quella diagnosi per tutta la giornata.
Alla sera ho avuto una biopsia, dove inseriscono un endoscopio nella gola, attraverso lo stomaco e dentro l'intestino. Inseriscono un ago nel pancreas e asportano delle cellule dal tumore.

Ero sotto l'influenza di un sedativo ma mia moglie, che era presente, mi disse che quando i medici analizzarono le cellule sotto il microscopio si misero a piangere, perché avevano visto che quel cancro era una rara forma che poteva essere asportata.

Mi sono fatto operare ed ora sto bene.
Questa è stato l'episodio più vicino nel quale ho guardato la morte in faccia. Spero anche che sia il più vicino per ancora alcuni decenni.
Ora che sono sopravvissuto, posso spiegarvi con più sicurezza il mio pensiero su come vivere correttamente di quando lo fossi quando la morte era per me un concetto utile ma intellettuale.

Nessuno vuole morire. Anche quelli che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andare in quel posto. Eppure la morte è una destinazione che tutti noi condividiamo. Nessuno è mai sfuggito ad essa.
Ma tutto è come dovrebbe essere, perché la Morte è probabilmente la migliore singola invenzione della Vita. E' l'agente del cambiamento della vita. Rimuove il vecchio per fare posto al nuovo.

In questo momento il nuovo siete voi, ragazzi e ragazze, ma un giorno non troppo lontano gradatamente diventerete il vecchio e sarete rimossi. Mi spiace se sono un po' drammatico, ma questo è assolutamente vero.

Il tuo tempo è limitato, perciò non sprecarlo vivendo la vita di qualcun altro. Non essere intrappolato in dogmi - il che significa vivere con I risultati dei pensieri di altre persone.
Non lasciare che il rumore delle opinioni altrui sovrasti la tua voce interiore. Ancora più importante, abbi il coraggio di seguire il tuo cuore e la tua intuizione. In qualche maniera queste due qualità già conoscono chi vuoi diventare veramente. Ogni altra cosa è secondaria.

Quando ero più giovane, esisteva una pubblicazione incredibile, chiamata "The Whole Earth Catalog", un periodico alternativo che divenne una delle bibbie della mia generazione.
Era stato creato da un tizio chiamato Steward Brand, che lo portò alla luce con un tocco poetico.

Si era alla fine degli anni sessanta, prima dei computer e del desktop publishing, così tutto era fatto con le macchine da scrivere, con le forbici e con la polaroid. Era una specie di Google in forma cartacea, 35 anni prima che Google arrivasse: era una pubblicazione idealista, piena di macchinari semplici e di nozioni intriganti.

Steward ed il suo gruppo crearono parecchi numeri del Catalogo e, quando sentirono che la pubblicazione aveva fatto il suo corso, produssero il numero finale.
Si era verso la metà degli anni settanta, ed io ero della vostra età.
La retrocopertina dell'ultimo numero mostrava la foto di una strada di campagna al primo mattino, una strada forse familiare a chi di voi ama gli spazi aperti.

Sotto la foto vi erano le parole:
"Stay Hungry. Stay Foolish"
(Mantieniti affamato. Rimani insensato).
Era il loro saluto d'addio. Stay Hungry. Stay Foolish.
Io l'ho sempre voluto per me stesso.
Ora, come vi laureate per iniziare qualcosa di nuovo, lo auguro a voi.
Stay Hungry. Stay Foolish.
Grazie a tutti.

The Stanford (University) Report June 14, 2005

December 15

ON THE SUNGLASSES

  
E va bene, anche questa è fatta...pensavo andasse peggio, ma poi tutto sommato visto le condizioni precarie non è stata poi tanto una figura di merda; certo che quei monitor di palco potevano anche non stare la solo per bellezza, certo potevamo anche sforzarci di fae qualche prova in più, certo forse siamo ancora un po' acerbi per un live...ma "affinale" chi se ne fotte!!!!!!
 
ON THE SUNGLASSES GENTE!!!!!!!


  


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November 26

L'alchimista

R

imasero in silenzio per un po’di tempo, a guardare la piazza e le persone. Poi, fu il vecchio a parlare per primo:

“Perché ti occupi delle pecore?”

“Perché amo viaggiare.”

Il vecchio indicò un venditore di fiocchi di mais che se ne stava con il suo carrettino rosso in un angolo della piazza.

“Anche quel uomo ha sempre avuto il desiderio di viaggiare, fin da bambino. Ma ha preferito comprare quel carrettino e, per anni, guadagnare denaro. Quando sarà vecchio, trascorrerà un mese in Africa. Non ha mai capito che esistono certe condizioni per fare ciò che si sogna.”

“Avrebbe dovuto scegliere di fare il pastore,” pensò a voce alta il ragazzo.

“Ci ha pensato,” affermò il vecchio. “Ma i venditori di fiocchi di mais sono più importanti dei pastori. Hanno una casa, mentre i pastori dormono all’aperto. E la gente preferisce dare in moglie la propria figlia a loro piuttosto che ai pastori.”[…]

“Gli uomini scoprono ben presto la propria ragione di esistere,” disse il vecchio con una certa amarezza nello sguardo. “Forse è questo il motivo per cui desistono altrettanto presto. Ma il mondo è così.”

 

                                                      (Paulo Coelho, “L’Alchimista”)

October 19

Muere....

Muere lentamente quien se transforma en esclavo
del hábito, repitiendo todos los días los mismos
trayectos, quien no cambia de marca, no arriesga vestir
un color nuevo y no le habla a quien no conoce.

      Muere lentamente quien hace de la televisión su
gurú.

      Muere lentamente quien evita una pasión, quien
prefiere el negro sobre blanco y los puntos sobre
las "íes" a un remolino de emociones, justamente las
que rescatan el brillo de los ojos, sonrisas de los
bostezos, corazones a los tropiezos y sentimientos.

      Muere lentamente quien no voltea la mesa cuando
está infeliz en el trabajo, quien no arriesga lo cierto
por lo incierto para ir detrás de un sueño, quien no se
permite por lo menos una vez en la vida, huir de los
consejos sensatos.

      Muere lentamente quien no viaja, quien no lee,
quien no oye música, quien no encuentra gracia en sí
mismo.

      Muere lentamente quien destruye su amor propio,
quien no se deja ayudar.

      Muere lentamente, quien pasa los días quejándose
de su mala suerte o de la lluvia incesante.

      Muere lentamente, quien abandona un proyecto
antes de iniciarlo, no preguntando de un asunto que
desconoce o no respondiendo cuando le indagan sobre
algo que sabe.

      Evitemos la muerte en suaves cuotas, recordando
siempre que estar vivo exige un esfuerzo mucho mayor
que el simple hecho de respirar.
      Solamente la ardiente paciencia hará que
conquistemos una espléndida felicidad.

                                                                     Pablo Neruda